Patologie della mano

La mano è un organo complesso che svolge molteplici funzioni nella vita di tutti i giorni e ha un ruolo sia funzionale che sociale ed espressivo. La sua delicatezza la espone a diverse patologie.
Qui di seguito sono elencate e spiegate le principali patologie a cui può essere soggetta la mano.

Algodistrofia (CRPS)

È una patologia che esordisce con dolore ingiustificato e che si può manifestare senza cause specifiche o dopo traumi minori o quale conseguenza ad interventi non traumatizzanti ed abituali. Spesso è scatenata da un gesso troppo stretto, da posture scorrette che durante il periodo di immobilizzazione favoriscono l’edema, da un forte dolore in occasione della riduzione di una frattura, ma anche da una fisioterapia violenta e dolorosa.
Le manifestazioni cliniche possono essere varie e in varie fasi.
La fase iniziale o primo stadio dura circa tre-sei mesi ed è caratterizzata da dolore e tumefazione, notevole difficoltà a muoversi, edema sottocutaneo, associati ad alterazioni del trofismo cutaneo e degli annessi e a segni di instabilità vasomotoria (pallore, eritrosi).
Nel secondo stadio le manifestazioni sopra descritte regrediscono e appaiono alterazioni distrofiche. La cute perde elasticità, la muscolatura si contrae e compare anche ipotrofia muscolare.
Nel terzo stadio compare atrofia irreversibile e in questa fase non si osserva più alcun beneficio terapeutico.
Capire la fase in cui si trova il paziente ed agire per recuperare l’articolarità senza alimentare il dolore è fondamentale per il successo terapeutico. Grazie alle tecniche di terapia manuale e alle nostre conoscenze, il paziente è gestito e trattato nel miglior modo possibile.

Artrite Reumatoide

L’artrite reumatoide è un’affezione infiammatoria cronica sistemica del tessuto connettivo sinoviale a patogenesi autoimmunitaria.

Si manifesta inizialmente con edema articolare, dolore e infiammazione per portare progressivamente a deformità e impotenza funzionale. Infatti la superficie sinoviale diventa ipertrofica e forma un tessuto di granulazione detto panno. Il panno distrugge la cartilagine, indebolisce la capsula articolare, i legamenti e i tendini, causa aderenze ed erosioni ossee portando a deformità articolari anche molto invalidanti (nella mano ad esempio mano a colpo di vento, dito boutonniere, collo di cigno, dito a martello, pollice a Z, pollice addotto..). 
Le terapie a nostra disposizione sono varie, caute mobilizzazioni per mantenere il range di movimento, bagni di paraffina e splint (tutori costruiti su misura per la mano del paziente che favoriscono una giusta ergonomia e aiutano a correggere o non far peggiorare la deformità).

Atrosi delle mani

L’artrosi è la più frequente tra le malattie delle articolazioni ed è caratterizzata dalla lenta e progressiva degenerazione della cartilagine articolare. La mano viene colpita dall’artrosi in alcune sedi caratteristiche: le articolazioni interfalangee distali, le articolazioni interfalangee prossimali e l’articolazione trapeziometacarpale, alla base del pollice (Rizoartrosi). Raramente vengono colpite le articolazioni metacarpofalangee o i polsi. Viene definita comunemente osteoartrosi primaria perchè di solito non se ne individua la causa. A volte viene definita secondaria perchè risulta conseguente o a traumi o ad attività lavorative caratterizzate da gesti ripetuti o a infezioni articolari.

I sintomi compaiono gradualmente e sono di solito lievi e non correlabili ai segni radiografici, caratterizzati dal restringimento dello spazio articolare e dalla formazione di osteofiti o appuntimenti ossei.
Anche in questo caso la presa in carico tempestiva del paziente e la realizzazione di splint (tutori) preserva dalle deformità secondarie e aiuta a mantenere la funzione.

Boutonniere

La lesione della bandelletta mediana dell’estensore comune delle dita a livello dell’articolazione IFP (interfalangea prossimale), provoca la caduta in flessione della 2° falange e successivamente una iperestensione della falange distale determinando una deformità chiamata appunto boutonniere (o ad asola).
Le cause che possono provocare tale alterazione sono da ricercare in infortuni come un forte colpo a dito piegato, una lussazione della falange prossimale, un taglio sulla parte dorsale del dito o in seguito a patologie infiammatorie e degenerative come artrite reumatoide e osteoartrosi.
La deformità può svilupparsi anche dopo alcune settimane dal trauma, quando la diastasi tra i due monconi viene riempita da tessuto fibroso, mentre le bandellette laterali a causa della trazione dei muscoli intrinseci migrano in direzione volare determinando l’iperestensione della falange distale.
Il trattamento prevede la risoluzione dell’edema e il posizionamento della articolazione IFP in estensione. A seconda che il trauma sia recente o datato cambia il protocollo riabilitativo adeguandosi alle tempistiche biologiche di guarigione tessutale.

Collaterale Ulnare

La rottura del legamento collaterale ulnare (LCU) dell’articolazione metacarpo-falangea del pollice è una lesione caratteristica di alcuni sport (sci, calcio, bicicletta), in cui si ha un trauma in valgo del pollice seguito da dolore e tumefazione dal lato ulnare del pollice.
Le lesioni più comuni sono rappresentate da una lacerazione parziale del legamento collaterale ulnare.
Nel caso di rottura completa l’estremità prossimale del legamento può ripiegarsi su se stessa e l’aponeurosi del muscolo adduttore si può trovare interposta tra le due estremità del legamento (lesione di stener). In questo caso, l’immobilizzazione, per quanto prolungata nel tempo, non porterà a guarigione, l’articolazione rimarrà instabile e tutti i tipi di impugnatura rimarranno deficitari poiché tale legamento è un importantissimo stabilizzatore alle forze applicate radialmente. 
Se il caso è valutato dal medico come non richiedente approccio chirurgico si sceglie la via conservativa, con l’applicazione di un tutore di posizione per favorire la cicatrizzazione dei tessuti e successivamente inizierà il protocollo riabilitativo per la graduale ripresa delle prese anche di forza della mano.

De Quervain

La Sindrome di De Quervain è la tenovaginalite stenosante del 1° compartimento dorsale del polso che contiene i tendini dell’abduttore lungo del pollice e dell’estensore breve del pollice. È una delle più frequenti patologie che coinvolgono i tendini della mano. Spesso dovuta a lavori usuranti o che richiedono una certa azione ripetuta più volte. Il trattamento prevede l’utilizzo di uno splint (tutore) specificatamente conformato secondo esatti criteri di posizionamento e terapie fisiche e fasciali specifiche.

Dito a collo di cigno

È una deformità tipica delle ossa lunghe caratterizzata dall’iperestensione dell’articolazione interfalangea prossimale (IFP) e dalla flessione di quella distale (IFD).

Può essere conseguente a squilibri muscolo tendinei della mano causati ad esempio dall’artrite reumatoide, ma anche da lesioni del tendine estensore, lassità della placca volare, dito a martello non retratto, spasticità, lassità legamentosa e dalla mal unione di una frattura a carico della seconda falange.
Il protocollo riabilitativo prevede la correzione della deformità tramite splint di posizionamento e la ripresa tramite esercizi specifici del riequilibrio muscolare.

Dito a martello

Il dito a martello rappresenta la maggior parte delle fratture della base della falange distale che origina da un carico assiale e la conseguente rottura dell’apparato estensore terminale con o senza frammento osseo.

Si evidenziano infatti dito a martello di origine ossea e dito a martello di origine tendinea. La caratteristica del dito a martello è comunque la posizione in “caduta” della interfalangea distale (IFD) e l’incapacità di raddrizzarla. La lesione può avvenire per una ferita da taglio o semplicemente per un trauma chiuso per un meccanismo di flessione forzata della falange distale (tipico nel gesto del muro nella pallavolo); in alcuni soggetti, tipicamente quelli anziani, è legata ad un indebolimento del tendine causato da malattie degenerative come ad esempio l’artrite reumatoide.
In questo caso la tempistica è fondamentale. Se si interviene entro le 2 settimane dal trauma, in accordo con il medico, il trattamento conservativo potrebbe essere risolutivo, altrimenti se il paziente ha effettuato un intervento chirurgico di tenoraffia del tendine estensore, il protocollo riabilitativo sarà fondamentale per evitare deformità secondarie o problematiche tendinee.

Dito a scatto

Le dita a scatto sono una delle cause più comuni di dolore e di disfunzione della mano. È una patologia particolarmente comune in soggetti diabetici, e in soggetti con artrite reumatoide. I fattori di rischio per questa patologia sono anche traumi alla mano, gravidanza, attività lavorative e sportive che comportano un notevole stress manuale con movimenti ripetitivi in flessione delle dita.

Il dito più colpito è l’anulare seguito dal pollice, medio, indice e mignolo. I pazienti spesso riferiscono uno scatto indolore nel dito, che può divenire doloroso in prossimità dell’articolazione MCF con irradiazione prossimale.
Da anni ormai abbiamo elaborato uno specifico protocollo riabilitativo atto a mettere a riposo il tendine flessore tramite specifici splint (tutori) e inserire esercizi selettivi di scorrimento tendineo.

Fratture dello scafoide

Le fratture dello scafoide sono fratture che interessano il carpo e che avvengono molto frequentemente. Il più comune meccanismo lesivo è una caduta su una mano tesa e con il polso esteso, ma possono avvenire anche con il polso in posizione neutra o leggermente flessa.

Non sempre le fratture di scafoide composte sono evidenti subito dopo il trauma, pertanto è necessario attendere un riassorbimento nella sede di frattura e ripetere le lastre circa 2-3 settimane dopo l’infortunio. Nel frattempo è bene immobilizzare il polso e il primo dito con un gesso o uno splint (tutore) con primo dito. Le complicanze comprendono la mancata consolidazione e la cattiva consolidazione che alterano la meccanica del polso e possono provocare dolore, riduzione del movimento, della forza e artrosi radiocarpica precoce. Lo scafoide è un osso con un’irrorazione precaria ed è pertanto a rischio di necrosi vascolare. Ecco perché la corretta e tempestiva diagnosi in associazione al giusto protocollo riabilitativo fanno la differenza.

Fratture del polso

una delle più frequenti patologie per le quali ci si rivolge al fisioterapista sono le fratture di polso, che possono essere fratture di radio o di ulna, interessano spesso entrambe e tutto l’aspetto legamentoso del polso. Protocolli individuali personalizzati ed esercizi specifici fanno parte del miglior protocollo riabilitativo che si possa scegliere. Oltre a questo, la mano del fisioterapista dedicato a questo tipo di riabilitazione farà la differenza.

Frattura del 5° metacarpo

La frattura del collo del 5° metacarpo è molto frequente ed è stata chiamata frattura del pugile poichè il meccanismo di lesione abituale è definito da un pugno dato di striscio con il 4° e il 5° metacarpo che sono meno solidi del 2° e del 3°. Spesso dopo la necessaria immobilizzazione, il paziente non riesce a chiudere in modo corretto la mano. Con un percorso riabilitativo adeguato ed esercizi specifici migliorare è sempre possibile.

Lesione nervi periferici

può succedere spesso in seguito a traumi diretti sulla mano, sul polso, che vengano lesionate strutture anatomiche nobili, i nervi. Nella mano si può avere la lesione del nervo mediano, ulneare o radiale.  A seconda del nervo interessato verrà realizzato uno splint per sopperire alla funzione persa e deciso un protocollo riabilitativo specifico per la lesione. 

Lesioni dei tendini flessori

I tendini flessori dalla loro origine alla loro inserzione, attraversano diverse aree della mano e del polso. Nel 1980 la IFSSH (International Federetion of societies For Surgery of the hand) ha cercato di uniformare il linguaggio, le indicazioni chirurgiche, la valutazione e i risultati suddividendo la regione volare della mano e del polso in 5 zone. A seconda della zona interessata dal trauma il protocollo riabilitativo cambia e anche le tempistiche. Una mobilizzazione precoce aiuta sempre a prevenire il forte rischio che si possano creare aderenze cicatriziali.

Lesioni dei tendini estensori

Le lesioni dei tendini estensori sono piuttosto frequenti e possono essere associate a lesioni del piano osseo. Normalmente si verificano per trauma o per lesioni da taglio. Le ferite aperte normalmente vengono trattate chirurgicamente al fine di ripristinare la funzione persa. Il tendine deve essere immobilizzato almeno un mese al fine di ottenere una buona cicatrizzazione, ma allo stesso tempo l’immobilizzazione favorisce la formazione di aderenze tra il tendine e le strutture che lo avvolgono. Queste aderenze impediranno il normale scorrimento del tendine una volta guarito e provocheranno una rigidità del dito o della mano. Anche un comune intervento di tenorrafia (Intervento chirurgico che consiste nella sutura di due segmenti tendinei recisi) può portare a deficit funzionali poiché le aderenze cicatriziali dorsali, potrebbero influenzare la perfetta chiusura delle dita soprattutto nelle prese più fini. Per aiutare la guarigione tendinea è quindi fondamentale sorvegliare la cicatrizzazione e far scorrere precocemente il tendine.

Morbo di Dupuytren

La malattia di Dupuytren è una patologia a carico della mano caratterizzata dalla flessione progressiva e permanente di uno o più dita, con relativa difficoltà di movimento in flessione ed in estensione che, col tempo, degenera fino all’immobilità. Si manifesta con la progressiva comparsa di noduli sottocutanei inizialmente sensibili agli stimoli esterni e successivamente indolori. Nella fase conservativa può essere realizzato un tutore, splint notturno per rallentare dove possibile l’evoluzione della patologia. Nel post chirurgico si lavora per il recupero del range di movimento e per la prevenzione alla recidiva.

Rizoartrosi

Si tratta della degenerazione lenta e progressiva della cartilagine articolare che riveste l’articolazione trapezio-metacarpale situata alla base del pollice. Colpisce più frequentemente le donne e compare solitamente dopo i 40 anni di età. Si manifesta con dolore nei movimenti di prensione del pollice: svitare il coperchio di un barattolo, girare una chiave o aprire un rubinetto.  Trova ampio spazio nella terapia conservativa l’utilizzo di vari modelli di splint tutti realizzati su misura sulla mano del paziente, da quelli funzionali a quelli per mettere a riposo l’articolazione.

Tenosinoviti o tendinosi

Spesso processi infiammatori da sovraccarico trovano terreno fertile nelle inserzioni tendinee dei muscoli estensori comuni delle dita o dei flessori profondi o del polso al gomito. Con terapie fisiche e il ripristino del giusto equilibrio articolare e muscolare si possono migliorare e risolvere queste fastidiose condizioni patologiche.

Tunnel carpale

La Sindrome del Tunnel Carpale (STC) è la neuropatia periferica più comune, colpisce infatti l’1% della popolazione. Capita più frequentemente in età adulta o avanzata e le donne sono maggiormente colpite rispetto agli uomini. Da tempo presso il nostro studio trattiamo, dove ancora possibile la terapia conservativa, queste condizioni tramite terapie manuali, trattamenti fasciali, l’utilizzo di tutori notturni ed esercizi di neurodinamica.

AIRM Associazione Italiana Riabilitazione Mano
AIFI Associazione Italiana Fisioterapisti